Open Dialogue e trattamento abituale: cosa ci dice lo studio ODDESSI

Approfondimento

Cosa accade quando un approccio alla cura fondato sulla continuità, sulle relazioni e sul coinvolgimento della rete sociale viene confrontato con il trattamento abituale?
È questa, in sostanza, la domanda al centro dello studio ODDESSI (Open Dialogue versus treatment as usual for adults presenting in crisis to mental health services in England), pubblicato il 26 agosto 2026 su The Lancet Psychiatry.
Si tratta, per quanto riportato dagli autori, del primo studio randomizzato controllato sull’Open Dialogue. La ricerca ha coinvolto cinque trust del Servizio Sanitario Nazionale inglese e 494 adulti che si erano rivolti ai servizi di salute mentale in una situazione di crisi, confrontando l’Open Dialogue con il trattamento abituale. Il follow-up è durato due anni.

Il risultato più importante? Non è una semplice “vittoria” o “sconfitta”

Lo studio non ha rilevato una differenza statisticamente significativa nel tempo alla prima ricaduta dopo il recupero iniziale, che rappresentava l’esito primario della ricerca. L’hazard ratio marginale è risultato pari a 0,95 (IC 95% 0,67–1,32).
Ma fermarsi qui significherebbe perdere una parte importante di ciò che la ricerca ha trovato.
Nel gruppo Open Dialogue sono emersi infatti risultati significativamente migliori per diversi esiti secondari:
– minore ricorso al ricovero psichiatrico;
– minori reinvii alle cure per la crisi o ad altri servizi di salute mentale secondari;
– migliore recovery auto-valutata;
– migliore qualità della vita correlata alla salute;
– maggiore soddisfazione per i servizi ricevuti.
Un dato particolarmente significativo riguarda il ricovero: il 44% delle persone nel gruppo del trattamento abituale presentava giornate di degenza psichiatrica, contro il 21% nel gruppo Open Dialogue. Anche i reinvii ai servizi per la crisi o ai servizi territoriali erano più frequenti nel trattamento abituale: 60% contro 40%.
A 24 mesi, inoltre, le persone che avevano ricevuto Open Dialogue riportavano una salute generale migliore, una recovery auto-valutata più elevata e una maggiore soddisfazione per il servizio.

Infografica riassuntiva

Perché questo studio è importante per chi si occupa di pratiche dialogiche?

L’Open Dialogue non viene presentato semplicemente come una tecnica terapeutica, ma come un modello di cura e di organizzazione dei servizi fondato sulla continuità, sulle relazioni terapeutiche e sulla collaborazione con la rete sociale della persona.
Gli incontri di rete coinvolgono la persona, le persone significative della sua rete e, generalmente, due operatori che mantengono la continuità della relazione durante il percorso di cura. L’obiettivo è costruire una comprensione condivisa della situazione e sostenere processi decisionali relativi agli interventi farmacologici, psicologici e sociali.
Nel modello sperimentato nello studio ODDESSI sono stati inoltre integrati un team capace di seguire sia la fase di crisi sia la continuità delle cure, gli incontri di rete, i peer worker e una politica di “porta aperta”, che permetteva alla persona o al caregiver di tornare allo stesso team e agli stessi professionisti.

Una ricerca da leggere senza semplificazioni

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è proprio la sua complessità. Gli autori sottolineano che i risultati positivi sugli esiti secondari potrebbero essere collegati anche al funzionamento complessivo del team: pratica riflessiva, decisione condivisa, gestione del rischio e continuità delle cure.
Allo stesso tempo, lo studio presenta alcuni limiti, tra cui l’impossibilità di mantenere i partecipanti in cieco rispetto all’intervento e alcune possibili criticità nella misura della ricaduta.
Per questo ODDESSI non chiude il dibattito sull’Open Dialogue. Al contrario, lo rende ancora più interessante.
La domanda non è soltanto “funziona o non funziona?”, ma anche quali elementi del modello possono contribuire a rendere le cure per la crisi più continue, collaborative, accettabili e capaci di ridurre il ricorso ai servizi più intensivi?
È una domanda che riguarda professionisti, ricercatori, persone con esperienza vissuta, familiari e tutti coloro che sono interessati a ripensare i servizi di salute mentale.

Per questo proponiamo la lettura integrale della ricerca

Scarica la traduzione italiana non ufficiale dello studio ODDESSI, approfondisci metodologia, risultati e limiti della ricerca e forma il tuo punto di vista a partire dai dati.

Fonte: Pilling S, Craig T, Clarke K, et al. Open Dialogue versus treatment as usual for adults presenting in crisis to mental health services in England (the ODDESSI Trial): a multisite cluster-randomised trial. The Lancet Psychiatry, 2026. DOI: 10.1016/S2215-0366(26)00229-4.
Articolo originale pubblicato con licenza CC BY 4.0.

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